Kurze Lebensläufe der Idioten
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Ermanno Cavazzoni je taliansky spisovateľ a scenárista, preslávený svojím románom „Il poema dei lunatici“. Jeho literárny štýl sa vyznačuje hlbokým záujmom o poetiku a rétoriku, čo sa odráža v jeho akademickej dráhe na Univerzite v Bologni. Cavazzoniho tvorivá vízia sa prejavila aj vo filmovom priemysle, kde spolupracoval s Federicom Fellinim na jeho poslednom filme. Je zakladateľom a kurátorom literárnych projektov, ktoré podporujú nové literárne diela.






Diventare anche solo scrittori a volte non è facile. Ma chi voglia diventare scrittore inutile deve esercitarsi. Esistono le scuole per questo. Una scuola di scrittura che si rispetti introdurrà l'allievo al vizio, che è raccomandato, e sarà perciò formata da sette docenti come le materie, ovvero i vizi, insegnabili. Per compilare questo manualetto un allievo principiante si è sottoposto alle sette lezioni dei sette maestri: di lussuria, gola, avarizia, accidia, invidia, ira e superbia. E, combinando i vizi con le evenienze, ha raccolto e ordinato, come spiega una tabella in calce alle Avvertenze, i quarantanove casi possibili. Ci sono scrittori che vivono con bambole gonfiabili e hanno uno o più allievi, gonfiabili; scrittori schiavi di altri scrittori; scrittori in disuso mantenuti presso case editrici; scrittori che non contano, scrittori sull'albero, scrittori alti e scrittori pinguini. Al termine, la «lezione», in modo che, seguendo i precetti, coloro che aspirano all'invitante occasione possano accedervi agevolmente. «Occorre insistere... fin che improvvisamente non si apre una nuova visuale e si resta lì, muti, molli e incapaci del tutto» .
In un mondo dove anche l'intelligenza e le sue pretese fanno parte di quell'universale idiozia che accompagna il genere umano fino alla morte e forse oltre, esistono macchine che tentano di volare e piromani sfortunati col fuoco, donne perseguitate da bande di corteggiatori e mariti che pensano solo al sistema solare, Cesari Lombrosi sospetti di scemenza congenita e nobiluomini così artefatti da rischiare ogni tanto di screpolarsi, pittori che non capiscono la propria pittura e critici che non capiscono le proprie parole. E poi, se non bastasse, nani e calamite, donne balena e calcolatori fenomeno, re magi un po' bizzarri e ingenue famigliole in gita domenicale... Una scrittura serena, non vanagloriosa; perché anche l'intelligenza e le sue pretese fanno parte di quell'universale idiozia che accompagna il genere umano dalla nascita fino alla morte e forse oltre.
In "Gesang der Mondköpfe" untersucht ein selbsternannter Hygieneinspektor die Hinterhöfe der Mondköpfe, schrullige Menschen mit außergewöhnlichen Geschichten. Der Roman thematisiert die Wahrnehmung von Normalität und Wahnsinn und stellt die Frage nach der Virtuosität der Wirklichkeit. Er diente als Vorlage für Fellinis Film.
Es waren Flure, in denen man keine lebende Seele sah… Buchstapel lagen auf dem Boden, als wäre er umgepflügt worden oder erlebte einen Umbruch. Tischbeine, Glas, Schranktüren und Holzsplitter waren mit dem Papier vermischt… wie bei einem präkambrianischen Vulkanausbruch, als magmatische und frühe sedimentäre Gesteine entstanden, die Erdkruste begann sich zu falten, der Sauerstoff in der Luft lag unter einem Prozent und es war das Reich der Prokaryoten. Die Luft war so drückend und schwül, dass man sich fast krank fühlte. Es roch nach verrottendem Holz. Hier waren die Bücher schwarz; sie zerfielen wie Torf, wenn man sie berührte…
Nel Il poema dei lunatici , pubblicato per la prima volta nel 1987, vive una pianura padana incantata e surreale, piccola come un villaggio e sterminata come un continente, abitata da personaggi ariosteschi, figure marginali ed eccentriche che fanno risuonare oniriche narrazioni. E quel che si narra è, come l'acqua dei pozzi, influenzato dalla luna. Il loro vagheggiare di imprese famose, le loro fantasticazioni, i loro ribollimenti di pensieri producono la magia di far ribollire chi legge, in misura diversa da persona a persona, là dove il lettore riconosce qualcosa, un affine. Quando Fellini lo lesse decise di trarne un film, che è poi il suo ultimo, La voce della luna. In un appunto aveva annotato: «Sono attratto da un racconto che pur provocando continuamente il riso per l'arbitrio che domina sovrano e toglie significato a ogni azione, gesto, pensiero, diventa a tratti straziante per il bisogno disperato di darglielo comunque un significato, perché la sua assenza stringe il cuore di paura, e rende la vita assurda. Un racconto picaresco in una dimensione, in un paesaggio, che sta fra Bosch, il mondo attuale dell'industria, don Camillo, la pubblicità della Montedison, i ricordi dell'infanzia, in un percorso quotidiano continuamente minacciato da fantasmi interiori, attraversato da brividi d'inferno in una incessante condizione di umiliato e ugualmente esaltato senso di emarginazione».