Israele-Cisgiordania. Stati Uniti-Messico. Corea del Nord-Corea del Sud. Cipro greca-Cipro turca. Spagna-Marocco. Arabia Saudita-Yemen. India-Pakistan. Thailandia-Malesia. Botswana-Zimbawe. Belfast. Bagdad. Hoek Van Holland. Padova. Famosi e quasi sconosciuti, grandi e piccoli, non c’è traccia di questi muri in “1989”. E nemmeno di quello di Berlino. Eppure sono loro i protagonisti indiscussi dei racconti. A guardarli, sembrano costruiti con mattoni, filo spinato, blocchi di cemento, corrente elettrica, sensori agli infrarossi. È solo apparenza. Tutti sono tenuti in piedi da un unico, misero impasto: diffidenza, egoismo, paura, odio. E mancanza d’immaginazione. La penna di dieci grandi scrittori e la matita di un altrettanto grande illustratore per un ideale, enorme graffito contro l’intolleranza. Per dieci racconti, ricchi di fantasia e colorate suggestioni, contro il tetro grigiore dei muri. Per nuovi, giovani architetti che alla ottusa rigidità dei muri sostituiscano l’acuta flessuosità dei ponti.
Michael Reynolds Knihy



Set against the tumultuous backdrop of Cuban revolutions and the Spanish Civil War, the book delves into Ernest Hemingway's evolution as a writer during a pivotal period. It explores his experimentation with both fiction and nonfiction, highlighting significant works like Death in the Afternoon and Green Hills of Africa. The narrative offers an intimate portrayal of Hemingway, capturing his essence and the influences that shaped his literary journey, making readers feel as if they are experiencing his world firsthand.
Ich hasse alle Männer. Die unfaßbare Geschichte einer Serienmörderin
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